Il magnifico successo ottenuto da Come To Me nel Gran Premio internazionale di Vejer de la Frontera domenica scorsa montato dall’amazzone tedesca Emelie Pieper riporta all’attenzione un tema che nel nostro Paese – soprattutto negli ultimi trent’anni – è sempre stato oggetto di discussioni accese: quello relativo al cavallo italiano, o per meglio dire al cavallo prodotto dall’allevamento italiano.
Come To Me infatti è italiano: allevato da Franca Zanetti e nato nel 2015 come Corner FZ, figlio di Cornet Obolensky x Berlin, venduto alle aste del commerciante tedesco Holger Hetzel nel 2021 a un milione e 300 mila euro, cifra seconda solo al ‘top price’ di un milione e 800 mila euro… particolare nient’affatto secondario, se il tema è quello della valorizzazione dei prodotti dell’allevamento italiano.
Per noi italiani il fatto che un cavallo italiano vinca in salto ostacoli un Gran Premio internazionale è sempre abbastanza straordinario, a maggior ragione se sotto la sella di un cavaliere straniero: il caso di Come To Me non è unico e alcuni soggetti che si sono distinti sotto la sella di ‘stranieri’ li abbiamo visti nel corso degli ultimi anni (Benitus di Vallerano montato per Taiwan da Jasmine Chen alle Olimpiadi di Tokyo 2020, tra l’altro!), ma sono comunque pochi, soprattutto se messi a confronto con i numeri di quei Paesi per cui l’allevamento del cavallo sportivo rappresenta una vera e propria fiorente industria (Germania, Francia, Belgio, Olanda).
All’interno dei nostri confini la discussione tra mondo dello sport e mondo dell’allevamento è sempre stata molto accesa e spesso polemica. Da una parte lo sport accusa gli allevatori di produrre poco e di vendere a prezzi esageratamente alti, rendendo inevitabile il ricorso al cavallo straniero; dall’altra gli allevatori accusano lo sport di non rivolgere nei confronti dei cavalli indigeni la giusta attenzione e il giusto ‘tempo’. In estrema sintesi e volendo generalizzare (che non è mai cosa giusta… ) le posizioni sono queste, rappresentando l’una per l’altra contemporaneamente causa ed effetto.
Come sempre torti e ragioni stanno in entrambe le parti, ma che la si veda in un modo o che la si veda nell’altro un dato di fatto è incontrovertibile: sono 12 i cavalli italiani presentati dall’Italia in salto ostacoli nei campionati internazionali – competizioni che in definitiva rappresentano il traguardo ideale per qualunque disciplina sportiva, vale a dire Olimpiadi, Campionato del Mondo e Campionato d’Europa – nell’arco di tempo compreso tra il 1948 e oggi, cioè quello dello sport equestre agonistico che potremmo definire moderno. Eccone l’elenco:
URANIO con Alessandro Bettoni – Olimpiadi 1948
LITARGIRIO con Raimondo d’Inzeo – Olimpiadi 1952
MACEZIO con Salvatore Oppes – Olimpiadi 1952
PAGORO con Salvatore Oppes – Campionato del Mondo 1954, Olimpiadi 1956 e Campionato d’Europa 1957
MERANO con Raimondo d’Inzeo – Campionato del Mondo 1953, 1955, 1956 e Olimpiadi 1956
POSILLIPO con Raimondo d’Inzeo – Campionato d’Europa 1962, Olimpiadi 1960 e 1964
FIORELLO II con Raimondo d’Inzeo e Vittorio Orlandi – Olimpiadi 1972, Campionato d’Europa 1973 e 1975
ROSA con Roberto Arioldi – Campionato del Mondo 1986
ROSA VIII con Vincenzo Chimirri – Campionato del Mondo 2002 e Campionato d’Europa 2003
NADIR DI SAN PATRIGNANO con Jerry Smit – Campionato d’Europa 2005
VANITA’ DELLE ROANE con Fabio Brotto – Campionato d’Europa 2021
CASAL DORATO con Paolo Paini – Campionato d’Europa 2025
Come si vede, le distanze cronologiche tra un campionato e l’altro in cui sia presente un cavallo italiano si allargano sempre più andando avanti nel tempo. È un fenomeno che andrebbe analizzato con le tante riflessioni che vi corrisponderebbero: si tratta comunque dei molti problemi di difficile soluzione di cui si è discusso a lungo nel corso degli ultimi decenni… Se ne discuterà ancora, inevitabilmente. Ma tra le tante discussioni ci sarà modo e tempo anche per raccontare la storia di questi dodici cavalli italiani protagonisti – ciascuno a modo proprio – di un pezzo della storia del salto ostacoli azzurro. E anche di altri i quali, pur non partecipando ad alcun campionato internazionale, hanno comunque difeso i colori dell’Italia ai massimi livelli dello sport.
























